Che cos’è la Disorganizzazione Cronica (DC)?

Diciamo subito che il termine “disorganizzazione cronica” non è una diagnosi medica. I primi a parlarne sono stati gli americani, e precisamente The Institute for Challenging Disorganization (ICD) (già National Study Group on Chronic Disorganization).

Possiamo parlare di una persona cronicamente disorganizzata:

– se questo stato persiste da molti anni,

– se la sua disorganizzazione incide negativamente sulla qualità della sua vita e sulle relazioni sociali,

– se ha provato varie volte a fare da solo ma senza nessun successo,

– se pensa di non poter cambiare la sua condizione nel futuro.

 

Caratteristiche di una persona cronicamente disorganizzata

Ci sono alcuni fattori che sono comuni nelle persone cronicamente disorganizzate:

– accumulano molti più oggetti, documenti, carta di quanto usino o abbiano bisogno

– hanno difficoltà a separarsi e lasciar andare le cose

– hanno molti interessi e molti progetti non finiti

– hanno bisogno di “vedere” per ricordarsi le cose da fare

– si distraggono facilmente e perdono la concentrazione

– hanno spesso scarse capacità di gestione del tempo.

 

Uno strumento molto utile per “misurare” il livello di quantità di oggetti in una stanza si chiama “Clutter Image Rating” (CIR), sviluppato nel 2007 da Gail Steketee e Randy O. Frost  (autori di “Tengo tutto” unico libro dei due tradotto in Italiano). CIR è composto da 9 fotografie per le tre stanze principali, camera da letto, cucina e soggiorno: dalla foto 1 “no clutter” si arriva alla 9  “severe clutter”.

Cos’è la Disposofobia?
La Disposofobia (conosciuta anche come Hoarding Disorder, Accumulo Compulsivo, Accaparramento Patologico, Sindrome Messie, Sindrome Collyer, Sillogomania) è un disturbo caratterizzato dall’accumulo continuativo di beni, acquistati o raccolti, e dalla successiva incapacità di eliminarli dai propri spazi vitali (casa, auto, ufficio, ecc.). Nel tempo questo determina il progressivo ingombro di tutti gli spazi disponibili inclusi quelli vitali per cucinare, dormire e lavarsi, provocando in ultimo l’impossibilità a svolgere le normali attività quotidiane. Questo meccanismo comporta spesso rilevanti impatti sulla persona ed i suoi familiari, sia in termini finanziari, sia attraverso una riduzione importante del funzionamento lavorativo e sociale. (dal sito disposofobia.org)